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Poggiorsini, la conoscenza, la memoria storica, la valorizzazione del territorio

   

COLLEGAMENTI

Da Ban S.S. 96 per Altamura S.S. 97 Gravina - Spinazzola

Territorio (~2): 43,14

Altitudine (m s.1.m.): 460

Distanza dal capoluogo (km): 70

Abitanti:  1.482 (censimento 1991);      (1.543 agosto  1998).

Distanza da Bari:

70 km

 

altitudine:

m 461

s.1.m.

Popolazione:

1.478

ab.

C..A.P.

70020

 

 


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Toponimo: Prima Mons Folicato, poi Macchiavetrana, infine Podium Orsini, dai nobili Orsini che nel 1609 acquistarono ii Borgo e ii relativo territorio, divenen­done Signori.  Fino al 1957 P. è stata frazione della vicina Gravina in Puglia.  

Patrono: Madonna Addolorata, 11 agosto (15 settem­bre).  

Statuto comunale: Approvato con Deliberazione di CC. n.77 del 9.10.1991 (cfr. B.U.R.P. n.161 supp. Del 31.8.1992), successivamente modificato ed integrato.

casaNella storia: I primi insediamenti urbani rinvenuti  risalgono al Paleolitico Nel 1190, venne assoggettata dagli Altavilla ed alcuni anni dopo dai Cavalieri di Malta. Fu pure infeudata dal Duca di Calabritto, Signore di Tuttavilla e Marchese di Spinazzola. Nel 1609  gli Orsini comprarono il territorio dell’attuale Poggiorsini dalla famiglia  Giaquinto e l’amministrarono fino al 1810 dando un uovo assetto urbanistico al paese.  

E SE  …LA CHIAMASSIMO POGGIAQUINTO? ….BEH, SALVEREMMO LA STORIA E…IL SENSO DI REPUBBLICA. SI’  MA  POGGIORSINI E’… INSOMMA , CHE RESTI QUESTO NOME! (Da una conversazione semi-ironica in una classe di scuola media  durante la lavorazione del documentario “Poggiorsini ieri ed oggi”. Novembre 1989).

   Poggiorsini è aggrappato con le sue rade case alla parte più alta delle Murgie. Ha circa 1500 abitanti e prende iI nome dal fatto che anticamente fu feudo degli Orsini. Affacciato al margine del vallone del torrente Roviniero che è l'affluente di sinistra del Basentello. Vi si giunge percorrendo, all'uscita di Spinazzola, Ia statale 169 per Genzano di Lucania in direzione sud-est seguendo il profondo avvallamento delta Fossa Premurgiana. Dopo aver rasentato l'altopiano del Garagnone, il gradino delle Murge si alza ripidamente, interrotto da profonde lame. Allo sbocco di una lama c'è Ia masseria del Garagnone dopo Ia quale c'è II breve tronco di strada che porta a Poggiorsini. La campagna è molto varia: uliveti e vigneti si alternano ad ampi tratti coltivati a cereali degradanti verso il vallone

     Il  suo nome deriva dalla famiglia degli Orsini che furono i suoi signori e padroni durante ii feudalesimo dal 1609 a! 1810. Le sue origini risalgono al Paleolitico antico a! quale sono stati attribuiti reperti archeologici rinvenuti presso I’altopiano del Garagnone dove presumibilmente vi si stabilirono i primi insediamenti umani di cacciatori ed allevatori. Durante ii Medioevo venne assoggettata agli Altavilla nel 1190, ai Cavalieri Gerosolimitani di Malta nel 1197 e nel 1609 agli Orsini die diedero un nuovo assetto urbanisti­co al paese, dotandolo di adeguate infrastrutture e servi­zi. Frazione di Gravina per vari decenni, ha ottenuto Ia sua autonomia amministrativa nel 1960 e da allora l’im­pegno dei suoi cittadini si è rafforzata per stimolare ii progresso economico della propria cittâ.  

La sua elevata posizione sull’altopiano delle Murge offre un panorama molto suggestivo sul paesaggio murgiano e sulle valli dcl torrente Roviniero, affluente del Basentello. Resa accogliente dat suo clima mite, Poggiorsini ha una campagna fertile e rigogliosa dove uliveti e vigneti si alternano a vaste distese coltivate a cereali. Non manca la vegetazione spontanea tipicamen­te mediterranea, con stupende orchidee (circa 50 specie) che fioriscono sulle Murge.  

GASTRONOMIA Cavatelli con funghi: Rinomati i funghi “cardoncelli”. Orecchiette con ricotta di pecora. Finocchietti selvatici con agnello    “Cutturiedde’: Agnello cotto con verdure selvatiche.

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APPUNTAMENTI - FESTIVITÀ

17 Gennaio: Festa di Sant’Antonio Abate.

19 marzo: Festa di San Giuseppe; Si organi

sagre e si accendono grossi falô.

13 Giugno: Festa di S. Antonio di Padova con benedizione

 e 11 Agosto: Festa della Patrona della città Maria Santissima

Addolorata” con caratteristiche sagre.  

PUBBLICA UTILITA’

Carabinieri:       tel. 080/867110

Guardia Medica: tel. 080/867152 tel. 080/867161 Pronto Socc.: tel. 080/8618

                                     Storia

                      IL CANTIERE DELL’UTOPIA

  Quando la NOBILTA'  matrigna semina distruzione e morte, è forte la voglia di imprecare e di dire:”A che serve affannarsi nell’ alzare edifici monumentali, nell’imparare ad applicare ardite tecniche di costruzione, se poi un terremoto politico in pochi secondi fa crollare tutto e frantuma il frutto di anni e anni di fatiche?”. La storia offre tanti esempi di centri urbani che si sono spopolati in seguito a catastrofi procurate proprio dall’uomo. Tante menti non esistono più perché le macerie le hanno seppellite e i superstiti hanno preferito trasferirsi e ricominciare altrove una nuova vita! Altri centri urbani, invece, sono sopravvissuti perché le popolazioni ,dopo i terribili disastri,  sono stati capaci di creare il “cantiere dell’utopia”.  Come Dante....HO SUBITO L'ESILIO....

LA FAMIGLIA ORSINI

ORSINI CONTE DI GRAVINA

            La regina di Napoli, Giovanna II, per la defezione del Gran Contestabile del Regno di Napoli, Attendolo Sforza, convocò il capitano di ventura, Francesco Orsini. Egli era prefetto di Roma e senatore romano, figlio di Giovanni e di Bartolomea, della famiglia di Nicolò Spinelli. Francesco Orsini era un uomo di grande prestigio, per la sua bravura militare, perciò i potenti se lo contendevano. Chiamato dalla regina Giovanna II, Francesco si recò nel Regno di Napoli, per aiutarla nelle guerre di successione al trono. Ne approfittò per conquistare tante terre e castelli da suscitare lo sdegno della stessa regina che, consigliata dal Caracciolo, non solo non lo punì per i numerosi reati commessi, e lo assolse con i suoi seguaci, ma addirittura gli rilasciò il 9 maggio 1420 un diploma con cui gli legittimava il possesso delle terre conquistate e gli riconosceva il passaggio sotto le sue bandiere. Dopo la vittoria sullo Sforza, la regina premiò ulteriormente Francesco concedendogli il titolo di conte di Gravina. Così Gravina diventava nuovamente una contea.

ORSINI DUCA DI GRAVINA

Nel 1420 il Regno di Napoli ripiombò in una terribile crisi dovuta alla lotta tra il re Alfonso d'Aragona e Ludovico III d'Angiò per la successione al trono. Questa lotta durò anche dopo la morte della Regina Giovanna II, avvenuta nel 1435. La spuntò Alfonso d'Aragona che nel 1443, diventato re di Napoli, volle premiare i baroni che lo avevano aiutato e tra questi il conte di Gravina, Francesco Orsini. Perciò non solo gli riconfermò il possesso della contea di Gravina e di altre terre, ma lo promosse Duca. Con questo titolo il duca Orsini ebbe il potere di infliggere le pene meno gravi (mixto) e quelle più gravi (mero). Inoltre Gravina da capoluogo di Contea divenne capoluogo di Ducato. Dopo aver accontentato i vari baroni, il re Alfonso si preoccupò anche del suo popolo. Con nuovi decreti e norme legislative cercò di assicurare al Regno pace e benessere frenando l'ingordigia e la prepotenza di alcuni feudatari. In particolare per la nostra città come si legge in un documento che risale al 23 ottobre 1436, ci fu il ripristino della fiera annuale sospesa per le varie guerre.

I DISCENDENTI  DI FRANCESCO  ORSINI,  DUCA  DI  GRAVINA

Francesco  Orsini fu  Duca di  Gravina fino al 1456. Nello stesso anno cedette il ducato ad Antonio, detto Antonazzo, che era figlio adulterino, nato dalla sua relazione con Flavia di Ugo Scillato. Alla morte di Antonio, divenne duca di Gravina Alessandro, anch'egli figlio di Flavia, che nel frattempo era diventata sua moglie legittima. Dopo qualche anno il Duca Alessandro morì, e suo erede fu Rinaldo, un suo figlio naturale. Il re Ferdinando d'Aragona pose a Rinaldo una condizione :qualora  egli fosse morto senza lasciare eredi legittimi, l' eredità sarebbe passata a Giacomo, figlio legittimo del Duca Francesco I, nato dalle seconde nozze con Margherita della Morra. Alla morte del conte Rinaldo, che non aveva lasciato eredi legittimi, il ducato di Gravina passò a Giacomo, che divenne duca di Gravina e anche signore di Sant'Agata. Nel 1472 anche Giacomo morì  e gli successe il figlio Raimondo.