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Conoscere la provincia di Bari

SANTERAMO IN COLLE

Con molto piacere mi informa Vito Zullo  sulle “vere“ origini antichissime di Santeramo (ahimè! Confuso nella sua datazione, spesso, con il moderno toponimo riferito al martire Erasmo).  Rimando per maggior approfondimenti al sito della neonata Archeoclub – www.archeoclubsanteramo.org .

 In un contesto storico e sociale in continua evoluzione, tecnologica  e non, la scuola non deve certo essere “colta di sorpresa”, anzi, per la sua stessa essenza, deve mostrarsi pronta a cogliere i cambiamenti, a comprenderli, a spiegarli e, per quanto possibile, indirizzarli. E’ compito di chi professionalmente opera nell’ambito di essa far si che ogni singolo utente scolastico possa prepararsi a vivere, come persona prima e come individuo inserito nel mondo del lavoro poi, con il massimo delle cognizioni di qualsiasi natura. Durante questo anno scolastico 2006/'07, nella predetta ottica, anche per la sensibilità del titolare di questo sito, la 1^ D e la 2^ D  IPSIA "DE NORA" indirizzo Alberghiero Altamura hanno pensato di realizzare un ipertesto che avesse come oggetto il nostro paese e il territorio in cui è localizzato. La finalità è quella di presentare e far conoscere Santeramo utilizzando appunto le moderne tecnologie. Naturalmente non ci dispiacerebbe che quanto realizzato possa essere oggetto di un interesse più generale e, perché no, una sorta di invito ad ampliarlo e perfezionarlo. 

  Chiesa Matrice   Chiesa Sant'Eligio

Convento del 1672 Palazzo De Luca

  

Palazzo Municipale 1905scorcio

  Piazza San Domenicoanni 30 Piazza Margherita anni 10

parco giochi  Largo convento

 

Santeramo in Colle è un comune di 26.550 abitanti della provincia di Bari.

POSIZIONE GEOGRAFICA    NOTE

ORIGINI

ESISTEVA IL MONASTERO?

ECONOMIA     SPORT

 

   Posizione geografica: il comune di Santeramo in Colle è situato nell'entroterra murgioso, ha un territorio comunale di circa 143,35 kmq con altitudine compresa fra 353m e 514m sul livello del mare. La forma del territorio comunale è piuttosto regolare nel suo complesso, può assimilarsi ad un esagono irregolare il cui vertice meridionale costituisce il punto d' incontro di tre province: Bari, Taranto, Matera; e quindi anche di due regioni: Puglia e Basilicata.

Cenni geomorfologici: il territorio del nostro comune può essere pensato diviso in tre contrade chiamate la prima "Bosco", dalla vegetazione boschiva, la seconda "Murge", una serie di colline di varia altezza e configurazione, continuazione degli Appennini, la terza, infine, "Matine" (il nome Matine deriva o da "Matino", un monte posto ai confine con la Lucania, o dal verbo "madeo", "madidus" che significa umido, bagnato), infatti i terreni delle Matine sono molto bassi e naturalmente sono soggetti alle inondazioni che li fanno in permanenza umidi e bagnati.

La flora delle tre contrade varia a seconda della natura del terreno e delle condizioni idriche della regione. Il Bosco è ricco di querce, lentischi, cleastri, quali rappresentanti della vegetazione arborea, e di narcisi, salvie, anemoni, della vegetazione erbacea. La zona delle Matine rappresenta la conca d' oro di Santeramo, in cui vegetano benissimo grano, orzo, avena, fieno, patate, legumi, viti, ecc.

L' altopiano delle Murge è invece solcato da avvallamenti sempre asciutti che prendono il nome di canali e talvolta di lame; gli avvallamenti più profondi sono indicati come "iurii", uno solo, notevolmente alberato, è indicato con il nome di " La Gravinella", cioè piccola gravina.

La vegetazione delle Murge del territorio di Santeramo per quella arborea è scarsa, specie sulle balze rocciose, brulle e spoglie di terreno coltivabile; la vegetazione erbacea è invece notevole soprattutto quando non vi è siccità. Caratteri climatici: le condizioni climatiche di Santeramo, nel corso delle varie stagioni, dipendono dalla sua latitudine e dalla sua posizione rispetto all' Adriatico e allo Ionio. Il clima di Santeramo è molto salubre, ma può dirsi il più freddo di questa provincia. La lontananza di circa venti miglia dal!' Adriatico, l' essere situato sopra un' altura non indifferente, il trovarsi esposto al freddo delle montagne della Basilicata, sono tutti motivi che rendono I' aria più fredda degli altri paesi in cui non concorrono tali circostanze. Nei mesi estivi la città è soggetta al regime delle alte pressioni, delle masse d'aria calda tropicale, che vi apportano tempo bello e secco, di solito stabile; nell'autunno-inverno approdano a Santeramo fronti freddi che rendono il clima secco.

Lungo le rive del Viglione, piccolo corso d'acqua che corre ai piedi della scarpata murgiana, parallelamente alla strada Santeramo - Laterza, è ancora possibile vedere un filare di alberi centenari, alti tra i 30 e i 40 metri, tra cui si distinguono pioppi bianchi, pioppi neri, olmi e frassini, testimonianza della antica presenza di un bosco ripariale ben più esteso.

Caratteri economici: per Santeramo che conta 26 mila abitanti l'agricoltura è alla base dell'economia del paese, benché in progressiva diminuzione. La principale coltura è data dai cereali, frumento, orzo, avena, granturco, grano; grande importanza ha anche la produzione del fieno. Per le colture arboree, notevole posto è rappresentato dalla vite; infine l'ulivo, coltura antichissima, ma largamente diffusa negli ultimi decenni del secolo scorso, trova condizioni climatiche generalmente favorevoli. Nel settore alimentare molto apprezzata è la richiesta dei latticini freschi venduti in tutta Italia, il pane e la pasta tipica.

L' impegno produttivo di Santeramo non si ferma solamente a quanto produce la terra ma investe anche il settore manifatturiero; in questo campo occupa un posto importante la maglieria, con marchi affermati anche in campo nazionale. Il settore industriale è invece dominato dal gruppo Natuzzi, leader mondiale nella produzione di salotti, creato da Pasquale Natuzzi più di 20 anni fa.

Fonte: testi vari - biblioteca comunale

 ORIGINI

II paese di Santeramo nasce in età tardoantica attorno ad un monastero benedettino dedicato al culto di Sant'Erasmo, resta un piccolo casale dipendente dalla vicina Acquaviva fino alla seconda metà del XIV secolo, in particolare nel 1410 avviene la vendita del "castrum S.l-lerasmi" da parte del re Ladislao a favore di Buccio dei Tolomei da Siena, un fedelissimo capitano d'origine toscana che sarà anche al servizio della regina Giovanna Il. 11 figlio. Salvatore de Scnis, sposa Maria del Balzo e resta feudatario di Santeramo fino al 1468, quando il feudo passa, attraverso la figlia Aurelia, alla famiglia Carati. Apparterrà ai marchesi Carafa fino all'età moderna.

Recenti scavi archeologici in localita Sant'Angelo hanno portato alla luce una grotta adibita al culto di Michele Arcangelo i cui scavi di approfondimento sono tuttora in corsoli', ma che ha già restituito migliaia di iscrizioni devozionali ed alcuni affreschi risalenti in entrambi i casi al Basso Medioevo.

Circa l'origine del nostro paese non si hanno notizie certe perché mancano i documenti manoscritti (o se vi è qualche documento negli archivi di Stato e negli archivi del Vaticano e dei Benedettini di Montecassino), finora nessuno lo ha scoperto.

Però non c'è nulla da meravigliare. perché come non si conosce con precisione l'origine di Roma e di tutti i paesi antichi, così deve dirsi anche di Santeramo.

Di conseguenza quando di un paese antico si è voluto indagare l'origine e non si è potuto scoprire nulla di precisione, sempre per mancanza di documenti, allora gli abitanti si sono affidati alla tradizione popolare oppure ad una leggenda.

Bisogna però riconoscere che ogni tradizione popolare non si inventa di sana pianta, ma ha sempre qualche fondamento storico.

Non così si può dire di una leggenda, che può essere una pura invenzione.

Ora, volendo anche noi indagare l'origine di Santeramo. possiamo affermare che, se mancano i documenti (cioè i manoscritti o le pergamene) vi sono però altre prove cioè le monete e i vasi antichi trovati nel nostro territorio e infine la tradizione popolare.

Qualcuno pensa che Santeramo non sia stato un paese antico, ma di origine recente o per lo meno fondato nel Medioevo.

Niente di più errato, perché è certo che prima dell'attuale paese esistesse un villaggio molto antico che forse fu distrutto dai Longobardi durante le invasioni dei barbari.

Nessuno può mettere in dubbio che il nome Santeramo sia derivato da Sant'Erasmo, Protettore del nostro paese.

Difatti lo stemma del Comune di Santeramo è lo stemma di Sant'Erasmo, cioè la mitra e il pastorale vescovile.

Negli antichi documenti ( che si conservano nell' Archivio delle Curia Arcivescovile di Bari ) Santeramo viene sempre denominato in latino Terra Sancti Erasmi . cioè Terra o Casale di Sant'Erasmo , da cui per eufemia si chiamò Santeramo .

In latino ha conservato il nome originario: « Terra Sancii Erasmi ~,.

Ora se il nome Santeramo derivò da Sant' Erasmo possiamo domandarci: che relazione vi è tra Santeramo e Sant'Erasmo, che è il Protettore del nostro paese?

Ed ecco entriamo nella parte essenziale della questione.

Circa l'origine di Santeramo vi sono diverse opinioni, che possono essere in parte vere, perché hanno un fondamento storico.

Cercherò di esaminare queste opinioni, e in base alla critica storica vedere quale sia la più vera. Secondo la prima opinione, Santeramo ebbe origine dopo la caduta dell'impero Romano, quando, distrutti alcuni vicini paesi dai barbari, diversi abitanti si rifugiavano nei boschi di Santeramo, dove costruirono un villaggio.

Secondo la seconda opinione Santeramo ebbe origine direttamente dai Padri Benedettini, i quali costruirono nei nostri boschi un piccolo Monastero e una piccola Chiesa che dedicarono a Sant'Erasmo.

Intorno al Monastero fu costruito un villaggio che fu chiamato appunto Casale di Sant'Erasmo. Di questa opinione è l'ingegnere Vinaccia quando nel 1915 era ispettore dei Monumenti della

provincia di Bari. Nel primo volume illustrato dell'Opera "I Monumenti Medievali di terra Bari" (pubblicato nel 1915) detto Ingegnere descrivendo di Santeramo così si esprime :" Un altro Monastero nella città di Santeramo fu fondato dai Padri Benedettini, ed intorno ad esso sorse il Primitivo Casale, a mano a mano ingranditosi".

Però L'Ingegnere Vinaccia non cita nessun documento , e nessun altro autore per quanto io abbia indagato sia di questa opinione.

E pur vero che i Benedettini costruirono un Monastero. però il nostro paese che allora era un villaggio esisteva prima della fondazione del Monastero.

L'asserire che San Benedetto aveva molta devozione verso Sant' Erasmo, come affermava qualche autore, non è una prova che Santeramo abbia avuto origine dai Benedettini. Perciò deve ritenersi poco probabile questa versione.

Passiamo ora ad esaminare la terza opinione, che deve ritenersi la più probabile.

Come affermano diversi storici autorevoli, Santeramo ebbe origine direttamente da Sant'Erasmo, protettore del nostro paese.

Sicché il primo abitatore di Santeramo fu il martire Sant'Erasmo, Vescovo della provincia di Antiochia nella Siria, il quale perseguitato in Oriente dall'Imperatore Diocleziano venne in Italia verso la fine del terzo secolo o al principio del quarto secolo dell'Era Volgare, sbarcando a Brindisi , e da Brindisi, attraversando la via Appia. si rifugiò nei boschi allora di Acquaviva. dove attualmente si trova Santeramo.

Sappiamo dalla storia che i soldati Romani e anche i cittadini che si recano in Oriente attraversavano la via Appia e si imbarcavano a Brindisi. E così viceversa quando i popoli dall'Oriente venivano in Italia sbarcavano a Brindisi e attraversavano la via Appia per recarsi a Roma.

Ora era anche naturale che anche Sant'Erasmo venendo dall'Oriente in Italia (forse con l'idea di andare a Roma per visitare il Papa e per venerare la tomba di San Pietro) sia sbarcato a Brindisi e non altrove, e neanche direttamente a Fonnia (presso Gaeta), come erroneamente dicono gli atti del Martirio.

Sant'Erasmo, sbarcato a Brindisi. si incamminò direttamente per la via Appia, la quale passava dalle nostre Matine a pochi chilometri da Santeramo. Nelle nostre Matine che allora erano abitate da alcuni villaggi (tra cui Lupazia), Sant'Erasmo, o perché fu perseguitato da pagani o perché ebbe conoscenza che nei nostri boschi vi era un gruppo di Cristiani nascosti nelle grotte o catacombe di San Patrizio, venne qui (dove ora è Santeramo), per confortare nella fede quei Cristiani, come si usava nei primi secoli del Cristianesimo.

Qui Sant'Erasmo dovette fermarsi qualche tempo, e in seguito, avvisato da un angelo, lasciò il sicuro rifugio dei nostri boschi, e attraversando la via Appia arrivò a Formia, presso la città di Gaeta. dove mori il 2 giugno 303.

Nei boschi di Santeramo, dove appunto si era fermato Sant'Erasmo, i contadini e i pastori (che sperimentarono la protezione del nostro Santo) costruirono un piccola Cappella che dedicarono a Sant'Erasmo, e intorno alla chiesa fu costruito un villaggio che fu chiamato Casale di Sant'Erasmo, e poi Santeramo.

Ed ora per avvalorare questa tesi (cioè che Sant'Erasmo si sia veramente fermato nei boschi di Santeramo, e che il nostro paese abbia avuto origine dalla venuta del nostro Santo Protettore) trascrivo ciò che hanno pubblicato diversi storici:

l) L'illustre prof. Cosimo Bertacchi, insegnante di storia e geografia nella Università di Messina nel volume illustrato "Le Puglie" parlando di Santeramo scrisse tra l'altro: "Il Comune di Santeramo fu così chiamato da Sant'Erasmo, Vescovo di Antiochia, che qui ebbe rifugio nella boscaglia dell'alta murgia. per scampare alle persecuzioni dell'Imperatore Diocleziano".

2) Nella rinomata Enciclopedia Treccani si legge: "Santeramo è una grossa borgata della Provincia di Bari, a 503 metri sul livello del mare. Il suo nome si deve a Sant'Erasmo. Vescovo di Antiochia, che qui si rifugiò per sfuggire alle persecuzioni di Diocleziano. Santeramo fu dominio feudale, e conserva un artistico palazzo (A.D. 1572), l'antica Chiesa del Carmine e le catacombe di San Patrizio".

L'illustre nostro concittadino Avv. Giuseppe De Luca che nel 1765 pubblicò un bel volume intitolato "Origine e progresso della Terra di Santeramo" nel primo capitolo descrive che il primo abitatore di Santeramo fu il Martire Sant'Erasmo, Vescovo di Antiochia, il quale perseguitato dall'imperatore Diocleziano in Oriente verso la fine del terzo secolo dell'Era Volgare, si rifugiò in Italia, e precisamente nel bosco di Acquaviva (che poi fu il bosco di Santeramo).

Ci sono altri argomenti per dimostrare che Santeramo sia stato un paese antico, o per lo meno che nel nostro territorio ci siano state altre antiche abitazioni.

Ci sono vari indizi per dimostrare che il nostro territorio sia stato abitato prima dell'era volgare e che l'origine del nostro Paese bisogna riportarla nei secoli della civiltà ellenica e romana, anzi della civiltà greca più antica.

Difatti, nel nostro territorio si sono trovate molte monete e vasi antichi. La famiglia Giandomenico conserva una collezione di bellissimi vasi, trovati diversi anni addietro nel giardino dietro il suo palazzo. Detta collezione è formata di otto vasi di varie dimensioni,di cui sette della civiltà ellenica dei tempi più antichi, ed uno è della civiltà etrusca.Il vaso più grande di cm 29 per 30 è il tipico vaso ellenico. Alla collezione di detti vasi si devono aggiungere tutti quelli che furono trovati nel territorio di Santeramo e donate al museo archeologico di Bari. Alcuni vasi antichi furono donati dalla famiglia De Laurentis . Altri vasi sono conservati in casa del geometra Vito Giannini. Altri vasi sono conservati in casa della famiglia di D. Vito Di Santo.

Nel lontano 1900 il nostro concittadino Sac. D. Erasmo Cecca (modesto archeologo) possedeva alla sua casa una collezione di monete antiche trovate nel territorio di Santeramo. La maggior parte di quelle monete circa cinquecento appartenevano all'Impero Romano. Detto Sacerdote conservava tutte le monete antiche con molta cura nei tiretti della scrivania.

Dopo la morte di D. Erasmo Cecca (1910) dette monete furono vendute o regalate dai suoi nipoti al Cav. D.Luigi Netti, il quale forse le donò al museo archeologico di Bari.

Inoltre lo stesso D. Erasmo Cecca consevava un oggetto molto antico a forma circolare. Sopra una facciata erano incisi un giovane e una giovane. Sotto era inciso il gallo, e al di sopra erano incise cinque stelle. D. Erasmo Cecca spiegava che quell'oggetto apparteneva al primo secolo del Cristianesimo, ed era un simbolo del matrimonio cristiano. I due giovani erano due fidanzati, il gallo significava la fedeltà coniugale e le stelle indicavano il cielo. cioè la credenza dei Cristiani nel Paradiso. Su quell'oggetto fu pubblicato un breve articolo sul giornale "L'avvenire delle Puglie" che in quegli anni si pubblicava a Bari. Quell'oggetto fu trovato dai muratori nel demolire una vecchia casa presso il monastero dei Benedettini. Peccato che sia andato perduto, perché era un documento per dimostrare l'antichità del nostro paese.

Vi è poi la tradizione popolare a proposito della venuta a Santeramo di Sant'Erasmo al principio del quarto secolo.

ESISTEVA IL MONASTERO?

   Alla morte del padre Enrico VI di Hoenstaufen, avvenuta il 28 settembre 1197, Federico, nipote del Barbarossa e di Ruggero il Normanno, aveva tre anni. Era papa Innocenzo III, uomo di grande intelligenza, autoritario, prepotente, ambizioso e che considerava il papato istrumentum regni. Nel 1198, cioè ad un anno dalla morte di Enrico VI, Innocenzo III investì il piccolo Federico e sua madre Costanza del Regno di Sicilia, del Ducato di Puglia, dei principati di Capua, Napoli, Salerno, Amalfi e della Provincia dei Marsi, con l'imposizione dell'annuo censo di schifati 600 (1). Costanza morì prima di ricevere in Palermo l'investitura, ma quando già aveva nominato tutore del figlio lo stesso Innocenzo.    Fu così che il Regno di Sicilia, e naturalmente anche il Ducato di Puglia, divenne un feudo della Chiesa, e i vari arcivescovi di quel periodo, forti di diverse concessioni, ne fecero a loro volta agli abati, fra cui quelli di Santeramo. Rainaldo, già monaco di Montecassin', e arcivescovo di Bari. fece concessioni a Rainaldo, abate del monastero di S. Erasmo, con bolla del 1180 (1); Doferio, successore di Rainaldo nella curia barese, con bolla del 1193 (2), nei confermare all'abate Petracca le concessioni già fatte all'abate Rainaldo dal suo predecessore, gli concesse a sua volta per sovrappiù il dominio della « Ecclesiam S. Efrern cum omnibus ten'.mentis suis... ». Ancora altre concessioni furono fatte nel 1217 dall'arcivescovo di Bari Andrea all'abate Niccolò di Santeramo e nel 1219 da Niccolò de Funtanellis, signore del castello di Acquaviva sempre allo stesso abate Niccolò del monastero di Santeramo. E' quindi evidente che proprio in quel periodo si crearono le condizioni migliori per l'erezione di monasteri benedettini e per un loro rapido sviluppo. Però, come spesso avviene, i grandi benefici possono essere mantenuti dai grandi benefattori; quando nel marzo 1239 Gregorio IX scomunicò per la seconda volta Federico II, questi che aveva allora 42 anni, incamerò tutti i beni della Chiesa, mise al bando i frati mendicanti, obbligò il clero a pagare le tasse e secolarizzò l'abazia di Montecassino. Tutti i parroci e i ve-scovi fedeli al Papa furono sostituiti da altri fedeli all'imperatore. In questa purga fu travolto anche il monastero di S. Erasmo che seguì le alterne vicende del predominio dell'una o dell'altra autorità, passando dalle mani degli abati a quelle degli arcivescovi e viceversa con intervalli anche di pochi anni. E' del 1249 infatti la bolla di Innocenzo IV  con la quale si avverte l'arcivescovo di Bari Enrico Filangieri che il monastero di S. Erasmo è di pieno diritto ritornato nel possesso della villa di S. Erasmo, di cui era stato privato da Federico, mentre nel 1255 un'altra bolla dello stesso Innocenzo IV  capovolge ancora una volta le cose affidando di nuovo il monastero non più all'abate ma all'arcivescovo. Di uguale tenore è il provvedimento coevo del giudice Goffredo di Gioia (3), il quale conformemente alle disposizioni di Manfredi, principe di Taranto, a lui comunicate da Manfredo Lancia, giustiziere in Terra di Bari e Otranto, pone in possesso del casale di Santeramo l'arcivescovo di Bari, rimborsandolo di tutti i proventi riscossi dalla regia Curia sin dal tempo in cui era passato in mano regia. Alcuni come il Volpicella  affermano che il monastero di S. Erasmo non sia mai esistito e a sostegno della loro tesi riferiscono che Agostino Lupin  nell'elencare i monasteri intitolati a S. Erasmo non fa cenno a quello sorto nel bosco d Acquaviva, ma sembra che tale omissione possa fars dipendere dal fatto che il monastero di Santeramo ebbe brevi vita come monastero, infatti le prime notizie datano intorno a 1180, mentre nel 1255 c'è già la concessione del dominio d Santeramo all'arcivescovo Filangieri.  I documenti comunque indicano la esistenza del monaster e del casale fra il 1171 e il 1180. Nella bolla di Alessandro III del 29 giugno 1171 (1) non indicato Sanctus Erasmus fra i paesi facenti parte della Dioce: dell'arcivescovo Rainaldo, ma è indicato invece nel decreto dell stesso arcivescovo  con il quale si fa obbligo al Collegiui o Capitulum S. Erasmi di recarsi a Bari il giorno 18 agosto c ciascun anno, a partire dal 1171, per cantare l'Ora di Terza e : messa conventuale in onore dell'Assunzione della B.V.M. Dunque un capitulum S. Erasmi esisteva sicuramente e, c quello che si desume dal decreto arcivescovile, faceva parte de la diocesi di Bari.

Note

1. T Un parziale resoconto del risultato degli scavi (e dei loro probabili sviluppi) è reperibile a pag. 4 del fascicolo n°115 della rivista Medioevo, ed. De Agostini

Stato: i i Italia
Regione: ̮I Puglia
Provincia:

Bari

Coordinate: Latitudine: 40° 48' 0" N

Longitudine: 16° 46' 0" E

Altitudine:
514 m s.l.m.
Superficie: 143 km2
Abitanti: 26.550
Densità:

Frazioni:

Comuni

contigui:

182 ab./km2
Acquaviva delle Fonti, Altamura,

Cassano delle Murge, Gioia del Colle,

_Laterza (TA), Matera (MT)

CAP: 70029
Prefisso tel: 080
Codice

ISTAT:

Codice

catasto:

Nome

abitanti:

----

072041

_ -

1__
santermani
Santo

patrono:

-

sant'Erasmo

Giorno

festivo: 12

giugno

Sport

Nella pallavolo femminile la società The Lions Alfieri Volley milita in serie Al dal 2004. Nello stesso anno ha conquistato la Coppa Italia di serie A2.