Un professore pugliese fa "gavetta" in Sardegna, torna in Puglia e racconta ....Prof Roselli Ciro cultura

INVITO ALLA  LETTURAtorna

   Parlare di scuola ad ogni inizio e fine stagione può essere frustrante La  ricerca di una nota nuova sul tem L:,  d:  ,  sul o per lo meno un po'  più originale, ci,   spinge a prendere a  in considerazione un  aspetto particolare del settore, e cioè quello della scuola vissuta da un insegnante pugliese  in Sardegna. Sembra di assistere ad una festosa migrazione di cultura, un insegnante con il suo prezioso carico di cultura agro-pastorale

I problemi sono  quelli di sempre: concorrenza sarda con l'offerta  di sole e mare in, cambio, ai limiti del suicidio della propria identità, di cultura continentale.

Bastano  poche note per porre in giusta luce il problema.

Appena sbarcato sulla costa settentrionale dell'isola fui colpito dall'aroma di quel succulento mare cosi' limpido a pene dada vista per metri e metri di profondità e la cosa più paradossale era stata la visione di uomini a cavallo volti per i bianchi sentieri bordati da cactus

per poi perdersi fra valli e colline nuragiche il treno < la freccia sarda> procedeva lentamente per quell'unico binario a serpentina spesso frenato dal passaggio di greggi a di mandrie a quelle vallate, quelle praterie a tutto il resto mi destavano un senso americolatino di pampa sconfinata.

I1 mio maggiore motivo di lagnanza nei confronti del destino era che, quando ero ad insegnare nelle tre classi superiori dell'Istituto Tecnico  Commerciale per ragionieri ad Oristano, rimanevo colpito dal

modo   come gli studenti studiano la maniera di ingannare e riuscire a farla franca non volevo correre il rischio di qualcosa di drastico a quella bellezza

 culturale Che ,tuttora la sola cosa che in Sardegna  sia rimasta. di avere alcuni difetti di poca importanza, memoria non l'ho molto buona,  m:, ma mi .u ricco di risorse, cosi' quando    un   giorno mi toccò fare l'appello  ecco .... al primo nome mal pronunciato la classe aveva cominciato a lanciarmi lunghe occhiate finchè una ragazza, timidamente: Professore si dice Azzeni e non Atzeni . Questa mi lasciò confuso per alcuni istanti, perchè era in gioco oil, questione di pronuncia. Ma poi, dopo una pausa, vidi un., via per uscire dal mio dilemma c mi rallegrai con me stesso per quella conferma: < Professore lei parla senza finire le parole, dice inzomma invece di insomma cendovendi invece di centoventi, come la mettiamo? n. to le piantai addosso gli occhioni a con molta abilità trovai ii modo di parlare delis mia regione e del mio paese. Certo, per ragazzi the vivono in realtà che di poco superano i mille abitanti c che vedono in Cagliari il solo teatro dell'eloquenza a del benessere era difficile compreadere la splendida panoramica del mio racconto pugliese, ma del tutto incomprensibile,  era per certi miei colleghi di Milano a Genova che, con visione settentrionale, volevano accomunare sardi, pugliesi a siciliani net semplice giro di un aggettivo: meridionali.

Dal mio canto, mi sentivo invigorito quando tra i crocicchi delle strade sentivo non sardo, ins napoletano, siciliano e... barese! Paraclossalmente cot passare del tempo il mio accento barese si esaltava sernpre più a persino i discorsi perdevano uclla maschera di un italiano stilizzato da anni di faticoso studio: mi accorgevo di parlare barese molto più di prima, quasi un ghetto linguistico ove nè vernaccia, nè morra, nè cactus potevano spezzare la mia (sic!) privacy meridionale.

Quel the poi .potette succedere interesse particolarmente i molesi. Un bel giorno decisi di portare in classe una copia di a Realtà Nuove ed ecco sentirmi dire: Mola a grande quanta Oristano eppure pure non it capoluogo di provincia; Realtà Nuove è qrosso come La Nuova Sardegna ma non è importante. Siete forse piu' arretrati di noi? ». L'ingenua domanda ebbc la naturale ri the Mola non sarà mai provincia ., causa delta v‑icinu grande Dari a the « Realtà Nuove> ha il ha il suo fascino proprio per il suo carattere essenzialmente  molese. E pensare the io sono di San Severo!